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05/12/2013 Marco Polo e il Gran Khan
... Il Gran Khan cercava d'immedesimarsi nel gioco: ma adesso era il
perché del gioco a sfuggirgli. Il fine d'ogni partita è una vincita o
una perdita: ma di cosa? Qual era la vera posta? Allo scacco matto,
sotto il piede del re sbalzato via dalla mano del vincitore, resta il
nulla: un quadrato nero o bianco. A forza di scorporare le sue conquiste
per ridurle all'essenza, Kublai era arrivato all'operazione estrema: la
conquista definitiva, di cui i multiformi tesori dell'impero non erano
che involucri illusori, si riduceva a un tassello di legno piallato.

Allora Marco Polo parlò: - La tua scacchiera, sire, è un intarsio di due
legni: ebano e acero. Il tassello sul quale si fissa il tuo sguardo
illuminato fu tagliato in uno strato del tronco che crebbe in un anno di
siccità: vedi come si dispongono le fibre? Qui si scorge un nodo appena
accennato: una gemma tentò di spuntare un giorno di primavera precoce,
ma la brina della notte l'obbligò a desistere -. Il Gran Khan non s'era
fin'allora reso conto che lo straniero sapesse esprimersi fluentemente
nella sua lingua, ma non era questo a stupirlo. - Ecco un poro più
grosso: forse è stato il nido d'una larva; non d'un tarlo, perché appena
nato avrebbe continuato a scavare, ma d'un bruco che rosicchiò le foglie
e fu la causa per cui l'albero fu scelto per essere abbattuto... Questo
margine fu inciso dall'ebanista con la sgorbia perché aderisse al
quadrato vicino, più sporgente...

La quantità di cose che si potevano leggere in un pezzetto di legno
liscio e vuoto sommergeva Kublai; già Polo era venuto a parlare dei
boschi d'ebano, delle zattere di tronchi che discendono i fiumi, degli
approdi, delle donne alle finestre...






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