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15/06/2013 Ulisse e Giotto
L'identià professionale è un racconto ricco e complesso. Si è un racconto cioè una relazione, un rapporto, uno slancio. Quale persona sono nel lavoro? Come ero? Come mi sono trasformato? In principio sembra un discorso arduo, spigoloso, quasi sterile. Poi se ci mettiamo a scrivere o a raccontare o a rispondere a un'intervista sembra tutto più facile. Alcune dimensioni mi sembrano abbastanza semplici. Come faccio a lavorare? O ancora meglio cosa penso quando lavoro? A cosa potrebbe assomigliare la mia intelligenza professionale? A quale animale? A quale fenomeno naturale? A quale città o a quale fiume? L'intelligenza professionale o ancora meglio la "mia" intelligenza professionale com'è? Che forma e che meccanismo ha?

Un altro aspetto è da cercare tra le persone che mi accompagnano. Con chi lavoro? Per chi? Da chi imparo e a chi insegno? Come sono queste relazioni?

Possiamo chiederci cosa facciamo, quali gesti, quali movimenti, quali sguardi, quali respiri. Il mio corpo nel lavoro. I miei movimenti emotivi, i miei sentimenti e le mie aspirazioni. Ma tornando a cosa faccio posso anche chiedermi, tra tutte le numerose vicende lavorative quali sono quelle più rischiose. Quali i momenti della verità? Prima li conoscevo bene i miei momenti della verità e adesso quali sono? Dove mi gioco la mia discrezionalità e la mia responsabilità? E quali talenti sfodero quando sono alle strette.

Da ultimo ci chiederemo come stiamo legando con una trama più o meno convincente il nostro passato professionale con il nostro presente e il nostro futuro.

Ulisse si dice che cercasse il proprio nome. E di Giotto si racconta che fosse un ottimo artigiano, richiesto come imbianchino. Quali aspetti della mia identità professionale sono più simili a Ulisse e quali raccontano la vicenda di Giotto?
A presto!






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