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13/03/2013 "Il fatto che tu sia paranoico non significa che non ti stiano dando la caccia"
Oggi Michele compie 11 anni e se non fossi suo padre non sarebbe poi un gran evento. Quando lui è nato io stavo già affrontando il terzo capitolo della mia storia professionale. Dopo la fase iniziale del bricolage e la fase della scelta vocazionale per la formazione professionale, nel '99 stavo facendo i miei primi tentativi come gestore di progetti di formazione aziendale. Trovavo alimento per questa professione anche in alcuni progetti di consulenza individuale in azienda. Grazie alla provvida mano del Fondo Sociale Europeo mi trovavo spesso a realizzare percorsi di formazione individuale e ci trovavo un gran gusto.
Non era un periodo compresso come quello odierno. Mi trovavo tra le mani buone opportunità professionali e i redditi erano davvero scarni. Il mio lavoro è cambiato molto. Allora eravamo solo attenti alla soddisfazione, oggi siamo attenti un po ' a tutto ma specialmente a quello che fanno e dicono le persone per cui lavoriamo. Non è riduttivo sintetizzare il mio lavoro oggi nel cerare di restituire a persone e organizzazioni una percezione concreta e oggettiva della realtà. Dove siamo? Quali sono i rischi e le opportunità? Come si contano, misurano e pesano?

Leggo da Wikipedia.
"In psichiatria, il termine delirio indica una varietà di stati mentali confusionali in cui l'attenzione, la percezione e la cognizione del soggetto appaiono significativamente ridotti. Di per sé il delirio non è una patologia quanto una sindrome (un complesso di sintomi) che può presentarsi in diverse forme, essere acuta o cronica, e avere molteplici cause. Il termine «delirio» deriva dal latino lira, "solco", per cui delirare significa etimologicamente "uscire dal solco", ovvero dalla dritta via della ragione.

Le forme croniche di delirio sono spesso basate sull'elaborazione, razionale e lucida, di un sistema di credenze errate; in questo caso si parla in particolare di disturbo delirante o paranoia. Il delirio è una sindrome piuttosto comune; per esempio, è stato stimato che una percentuale compresa fra il 10% e il 20% degli adulti ospedalizzati si trovino almeno sporadicamente in questa condizione. La percentuale sale al 30%-40% del caso dei pazienti ospedalizzati anziani.

In psichiatria, il disturbo delirante è una forma di delirio cronico basato su un sistema di credenze illusorie che il paziente prende per vere e che ne alterano la percezione della realtà. Queste credenze sono in genere di tipo verosimile, come la convinzione di essere traditi dal proprio partner o di essere infettati da una malattia contagiosa. Escludendo l'incapacità di valutare oggettivamente il sistema di credenze illusorie che danno origine al delirio, il paziente mantiene le proprie facoltà razionali e in genere le sue capacità di relazione sociale non sono compromesse. Il disturbo delirante evolve in genere dalla degenerazione di tratti caratteriali come il fanatismo, la mitomania, la diffidenza, l'inclinazione al rancore e via dicendo. La nascita del disturbo può non avere sintomi rilevanti dal punto di vista delle capacità dell'individuo di vivere una vita sociale relativamente normale, ma la sua degenerazione può modificare questa situazione. Questa condizione è spesso caratterizzabile come una degenerazione patologica di alcuni tratti caratteriali come la diffidenza, l'inclinazione al pregiudizio o l'insicurezza. Il sistema di credenze di tipo persecutorio viene elaborato dal paziente in modo lucido e sistematico, ovvero non viene in generale a mancare la funzione razionale."

Ritornando frettolosamente nel mio delirio professionale credo che oggi tornerò a casa in orario.






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