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19/12/2014 Manifesto per una formazione umanistica
La formazione da tempo non è più circoscritta alla sola fase iniziale della vita e per un numero sempre maggiore di persone è un’esperienza significativa che, con modalità e obiettivi diversi, attraversa l’intera esistenza. Essa coinvolge sempre di più anche nuovi target: donne, adulti immigrati, cittadini di seconda generazione, coloro che fuoriescono dal circuito formativo, gli over quaranta ecc.
Alla pervasività della formazione degli adulti non sempre corrisponde un’adeguata attenzione nella progettazione, nell’operatività e nella scelta delle modalità di erogazione.
Noi invece riteniamo che la formazione degli adulti debba:

1 recuperare le sue origini e la sua ispirazione umanistica. Al centro della sua proposta vi deve essere la crescita complessiva della persona per metterla in grado di far fronte e di rispondere, in modo sempre più autonomo, riflessivamente consapevole, critico e competente alle nuove sfide della “società della conoscenza”.

2 Far emergere, valorizzare, mettere alla prova e capitalizzare il ricco bagaglio di risorse, abilità ed esperienze di ciascun adulto per favorire una loro possibile rivisitazione e riutilizzabilità.

3 Proporsi l’arricchimento globale e il maggiore consolidamento dell’individuo adulto, stimolandone le attitudini all’(auto)riflessività, creatività, capacità di lavorare sulle proprie emozioni. Ogni momento formativo costituisce un tassello che arricchisce il percorso lavorativo e la vita personale di una persona e stimola uno stretto intreccio tra identità professionale e personale, tra vita vissuta e formazione.

4 Potenziare le competenze culturali e professionali delle persone e costruire abilità e strumenti per orientarsi più agevolmente in un mondo in rapida e tumultuosa trasformazione, che richiede disponibilità a continue discontinuità nella vita privata e professionale.

5 Sostenere gli individui adulti dando loro strumenti critici anche per mettere in discussione l’obbligo alla flessibilità nella vita privata e professionale.

6 Prendere le distanze dagli assiomi della cultura del mercato che sospingono verso una proposta formativa standardizzata e tecnicistica con deprivazione di possibili orientamenti educativi e critici

7 evitare il ricorso spregiudicato alla logica dell’intrattenimento in base alla quale questioni complesse vengono considerate e affrontate secondo orientamenti rischiosamente riduttivi se non banalizzanti, agitando forti emozioni e rincorrendo facili seduzioni e illusorie soluzioni.

8 Ritematizzare il problema della vita adulta esposta oggi a forme coattive di fragilità, vulnerabilità e flessibilità, con l’obiettivo di contribuire alla costruzione di una personale visione critica della realtà che eviti la subalternità a bisogni e desideri eterodiretti.

9 Recuperare una matrice narrativo-autoriflessiva, anche autobiografica, per rimettere al centro il soggetto adulto che apprende e si forma: un adulto competente in grado di costruire sapere su di sé e sulla propria identità e storia professionale (di lavoratore in azienda, di professionista della cura, di educatore, di insegnante, ecc.).

10 Interrogarsi sulle premesse epistemologiche, sugli orientamenti di senso, sulle opzioni metodologiche e quindi sulla identità della formazione degli adulti. Essa ha profondi significati educativi ed esistenziali: è una scienza pedagogicamente connotata, dentro una matrice umanistica, oggi offuscata da derive di vario tipo, tra cui quelle da “intrattenimento” o da eccessi di tecnicismi, che segnano tanta parte della vita pubblica e privata contemporanea.

Pier Luigi Amietta, Franco Bochicchio, Renata Borgato, Ferruccio Capelli, Micaela Castiglioni, Andrea Ceriani, Duccio Demetrio, Elena Marescotti, Salvatore Natoli, Gianpiero Quaglino, Maura Striano, Pino Varchetta






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