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30/04/2015 Tre sogni
Venti anni fa io e mia moglie ci siamo sposati e nel frattempo ho modificato molte delle mie idee guida sull'economia e sulla società assieme alle mie aspirazioni rivolte alla mia città e al mio territorio. Non avevo figli, non avevo esperienza nella mia professione, non avevo esperienza politica, i miei genitori lavoravano a testa china e neanche allora era facile inserirsi nel mondo del lavoro.
Ritornare in modo convinto e deciso all'economia industriale e al primato economico culturale dell'industria manifatturiera è la prima convinzione che ho elaborato. Limitare in modo molto definito gli spazi dell'economia finanziaria costringendo il settore a svolgere una funzione precisa che sia al servizio dell'ampliamento della base produttiva. Adottare forme capillari e diffuse di orientamento al lavoro per i ragazzi con un'attenzione esagerata a inserirli il più presto possibile in esperienze non tanto pertinenti con il tipo di studi intrapresi ma strettamente rivolte a conoscere da vicino il tessuto economico locale.

Industria. Il privilegio di vivere e lavorare in un'area fortemente manifatturiera e internazionalizzata rende evidente che riuscire a produrre beni di livello tecnologico rilevante per il resto del mondo presenta dei vantaggi notevoli. Possiamo concentrarci sull'educazione, sulla salute, sulla protezione sociale grazie a una rete di imprese che valorizza il lavoro e le risorse locali nel resto del mondo. Potenziare questo sistema è l'unica via per non vederci rapidamente costretti a ridurre drasticamente i consumi.

Finanza. Durante gli ultimi anni '70 giravano in abbondanza narrazioni sulla panacea del mercato libero dei capitali d'impresa, sul finanziamento delle start up, sull'apertura infinita degli assetti proprietari delle imprese. L'industria finanziaria ha alimentato se stessa priva dell'apparato normativo che solo ne poteva tenere alto il senso. Le commissioni di breve termine hanno prodotto redditi elevati per gli addetti ai lavori ma non hanno saputo capitalizzare le imprese nella direzione dell'ampliamento della base produttiva e dell'incremento della competitività dei prodotti. Anzi, un sistema irresponsabile e truffaldino di credito personale ha ingrassato fino all’obesità il mercato dei beni di consumo corrente e delle abitazioni inducendo le fasce più deboli ad indebitarsi oltre ogni limite senza raccontare la verità di livelli di spesa non sostenibili. La grande macchina dei consumi ha colto la difficoltà di raccontare una storia sempre meno verosimile e si è inventata l'industria ormai irreversibile del gioco d'azzardo. Per un paese come l'Italia, ricco di risparmio privato, l'occasione perduta è stata ancora più grave perché i risparmi anziché alimentare base produttiva hanno alimentato commissioni su investimenti di cui nessun risparmiatore conosce veramente la destinazione finale.

Lavoro. Le informazioni non sono competenza. La competenza nasce da un'azione responsabile orientata a cambiare la realtà grazie al ciclo saperi, esperienza, riflessione e progettazione. Nella cultura post agricola pensavamo che il lavoro allontanava dallo studio. Oggi sappiamo che maggiore è il potenziale di apprendimento di una persona, maggiori devono essere le esperienze di lavoro "intelligente" che deve affrontare in parallelo alle esperienze formali di apprendimento. Inoltre il sapere della comunità locale è un ingrediente fondamentale di quella forza oscura e potente che consente a un territorio di ideare nuove forme di costruzione di valore sociale e economico. Succede così che i nostri caseifici e le nostre stalle sono sostenute dal lavoro di immigrati di prima generazione mentre i giovani indigeni vanno a raccogliere cetrioli in Australia e i ricchi pensionati australiani vengono a godersi uno spettacolo di danza contemporanea nel nostro teatro locale.



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